

Più che un film è un manifesto, il simbolo del lato spensierato degli italiani. Forse la dolce vita in Italia non esiste più, ma rimarrà una delle scene più celebri del cinema, il bacio tra Marcello e Sylvia nella Fontana di Trevi. La Dolce Vita di Federico Fellini ha fatto innamorare il mondo della Roma degli anni '60. Altro cult consacrato da due grandi del cinema italiano, Roberto Benigni e Massimo Troisi, è il film Non ci resta che piangere. Si dice che in una delle scene più famose, quella del passaggio della dogana, i due comici non riuscissero a rimanere seri tanto che dovettero modificare il copione e tenere buona la scena in cui i due non smettono di ridere. Il piacere di ridere e di divertirsi, questa l'Italia che piace. E che quando ride con intelligenza rende il divertimento d'autore.
Video: LA DOLCE VITA: LA FONTANA (3 minuti e 40)
"Conosci la storia di quel tale che si butta da un palazzo di cinquanta piani? Ad ogni piano, mentre cade, continua a dirsi: fin qui è andata bene, fin qui è andata bene, fin qui è andata bene. Questo, per dire che il problema non è la caduta, ma l'atterraggio..."
Da L'Odio di Mathieu Kassovitz del 1995.
Ambientato nella periferia di una Francia, in bianco e nero, affronta con coraggio il tema della
violenza urbana.
Di tutt'altro genere la fiaba surreale di Jean Pierre Jeunet. Le candidature come miglior film straniero,
miglior sceneggiatura, fotografia, colonna sonora e scenografia. Un vero successo su ogni fronte il film
del 2001, eco delle commedie di Jean Renoir, Il Favoloso Mondo di Amélie, romantico e poetico che ha
affascinato il mondo con la sua dolcezza. Dolcezza, durezza e una capacità unica di creare atmosfere
suggestive: questo il dna della Francia che unisce i nuovi film di culto alla nouvelle vague dei
sessanta-settanta.
Video: IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE – (1 minuto e mezzo)
Spagnolo e internazionale al tempo stesso. Un viaggio negli stereotipi degli europei
L'appartamento spagnolo (L'auberge Espagnole) del francese Cédric Klapisch. Uno sguardo
semplice e allo stesso tempo veritiero alla Barcellona vissuta da un gruppo di studenti Erasmus.
Ma più di tutti è stato Pedro Almodovar, a caratterizzare il cinema spagnolo nel mondo.
Colori caldi, come la stessa Spagna, in contrapposizione a temi seri trattati in modo
trasgressivo come in Tutto su mia madre del 1999. È questo forse che ha reso la Spagna
meta ideale di vacanze e di nuovi stili di vita: il desiderio di libertà e di infrangere
le costrizioni sociali.
Video: L'APPARTAMENTO SPAGNOLO – COME PIACERE A UNA DONNA (durata: 2 minuti e 25)
Due stili differenti, due generi opposti, due temi importanti, due cult che hanno
per protagonista una sola città: Berlino.
Il primo surreale, drammatico, triste e bellissimo. Wim Wenders ci porta in un'altra dimensione, quella delle strade
popolate da angeli e umani sotto lo stesso cielo. Angeli particolari, non sono fanciulli e non hanno riccioli,
ma sono uomini e indossano impermeabili, quelli de Il cielo sopra Berlino cult del 1987. Ironico e divertente,
invece, Goodbye Lenin del 2003 di Wolfgang Becker. Il muro è caduto, la DDR non esiste più, il mondo è cambiato.
Dopo otto mesi di coma, la mamma di Alex torna a casa, e non è pronta a sapere che il mondo è cambiato. Così le
fanno credere che il muro c'è ancora in una commedia che ci mostra i paradossi della Berlino di prima e dopo la
caduta del muro. Dove si sottolinea la nuova missione di Berlino per il cinema e per la cultura europea: la
scoperta di una nuova identità, che si raggiungerà attraverso la sintesi della diversità culturale (come nei
film di Akin) e di esperienze storiche (come Sonnenallee o Le vite degli altri).
Video: GOODBYE LENIN – L'INIZIO (3 minuti)
I cult inglesi sono cult internazionali, anche grazie alla lingua. Ne scegliamo due, molto diversi tra loro: Trainspotting e Bridget Jones. Il primo, crudo, ironico e drammatico che mostra lo sporco mondo della droga visto dal punto di vista degli stessi tossicomani che vivono in un mondo sospeso tra la realtà e la fantasia. Il secondo, una romantica commedia sexy che vede l'affascinante Daniel, interpretato da Hugh Grant, e il tenebroso Colin Firth, nel ruolo di Mark, contendersi la goffa Renée Zellweger, nella parte di Bridget Jones. Cosa potrebbe unire questi due film e altri considerati di culto? Forse il tentativo di ribellarsi al cliché di popolo educato e ordinario che spesso ricostruisce nell'immaginazione un mondo sporco e un po' porcellino in cui sollazzarsi senza pudore.
Video: TRAINSPOTTING- SCENA CESSO (2 minuti e mezzo)